“Racconto di Luciana Cameli sulla vita di ufficio, con storie reali o immaginarie”
Sono arrivata tardi al lavoro e con la mente insana a mostrarsi dolente per le mille cose da fare. Ora tratteggio con la matita i punti da sviluppare. Mi siedo e con un respiro dimentico la fretta del mio arrivare. Per fortuna il direttore non c’è, ma gli altri hanno notato la mia assenza e presenza. Oggi non ho proprio voglia di fare nulla.
Cerco la mia impressione, cerco la mia ispirazione, cerco la mia concentrazione, nello spasso disperato di un pensiero migliore. Difficile a volte è oscillare nei propri momenti, facile è adagiarsi ai continui tormenti. Un sospiro e si comincia. Duro poco, perchè navigando sul web, decido di entrare anche su Facebook e alterno le mie pagine di lettura al perdere tempo a scrivere status, commenti e curiosare profili dei miei contatti.
Sul più bello mi beccano. Entra in ufficio il direttore e mi dice di alzarmi. Ubbidisco e lui mi fa spostare dalla scrivania, mentre controlla il mio elaborato al computer. Facebook è li, aperto e sofferto, non può certo nascondersi e io non ho fatto in tempo a chiudere la finestra. Ma avrebbe scoperto lo stesso che ero li, in quel mondo così crudele e attraente.
Il capo si infuria con me, per i continui ritardi e per le perdite di tempo che mi prendo nello sviluppare il mio lavoro. Ha pienamente ragione. Mi dice le seguenti parole, decise e scandite:
“Ti tolgo il computer, d’ora in poi lavorerai senza, vediamo che combini. Il prossimo passo sarà il licenziamento.” Rimango gelata. Perdere un lavoro proprio ora vuol dire uccidermi. Una bella punizione che non so come gestire.
Ora devo lavorare anche a casa per cercare informazioni che possono servirmi nella giornata di lavoro, o dovrei chiedere aiuto al vicino di banco, come si fa a scuola, e il che non posso farlo o mi gioco tutto. Ho rabbia verso il mio stato e la mia ingenuità. Sono sempre stata seria e professionale, ma in questo momento ho il mondo addosso su tutto e l’unica cosa che so fare è complicare ulteriormente la situazione.
Non mollo e con forza reagisco all’atroce ordine. Vediamo chi vince. Intanto ho assistito ai sorrisini sotto ai baffi dei miei collaboratori, si sa che si è sempre felici quando qualcuno viene sbattutto fuori, perchè si ha più spazio nella piazza dei trionfatori. Credo che invece mi serviva questa “bacchettata”, per reagire finalmente e non deprimermi del mio malessere. Maledetto Facebook però!!








ciao,
guarda che la colpa o la responsabilità è tua e non di Facebook, mica c’era qualcun altro sulla tastiera…forse l’hai usato male e impropriamente…
Meglio che ti stacchi un pò e ti chieda cosa vuoi tu dal web, e la stessa domanda serve anche per capire cosa vogliamo dalla vita…nel caso specifico tu cosa vuoi…
spero tu ti riprenda presto dalla sbornia…
felice giornata