Work addiction, quando il lavoro diventa un'ossessione

Work addiction, quando il lavoro diventa un’ossessione

lunedì 8 marzo, 2010 |  by Valeria Scotti  |  Life

I workaholic sono i malati di lavoro. Una patologia non sempre facile da percepire, eppure c’è. Si insinua all’improvviso, ed ecco che le vittime cominciano a uscire sempre più tardi dall’ufficio, a vivere di sola carriera, a trascorrere i fine settimana in casa continuando a lavorare piuttosto che distrarsi.

Insomma, i workaholic non vedono altro che il lavoro, nel loro essere rigidi e perfezionisti. Professione certo, una parte fondamentale dell’identità della persona. Almeno fino a quando non si trasforma in una pericolosa ossessione e le proprie insicurezze della vita quotidiana portano a cercare conferme nella carriera e nel successo.

E gli ultimi dati ci informano che quella che un tempo era prerogativa maschile, oggi va diffondendosi anche tra le donne. Solitamente gli esperti la inseriscono fra le patologie ossessivo-compulsive legate a una dipendenza, come ad esempio lo shopping compulsivo tanto comune proprio al gentil sesso.

Le conseguenze di chi vive con la work addiction? Un peggioramento evidente delle proprie relazioni interpersonali: si va dalla perdita di amicizie alle crisi matrimoniali con tanto di riduzione dell’attività sessuale, fino ad arrivare a divorzi definitivi e profonda solitudine. Insomma, terra bruciata intorno.

Vi sono ben tre fasi che portano a riconoscere la work addiction. La fase iniziale vede un aumento del tempo dedicato al lavoro, con aumento di stress, mal di testa e mal di stomaco. La seconda fase, detta critica, è quella della dipendenza vera e propria. Si manifesta con una grande aggressività verso i colleghi e la nascita di patologie varie: ulcera, pressione alta ed esaurimento nervoso. L’ultima fase, la peggiore, è quella cronica che vede un ulteriore allargamento del tempo dedicato al lavoro (la notte, le festività) e l’utilizzo di stimolanti o calmanti.

Ancora, chi è dipendente dal lavoro ha la tendenza a non assentarsi mai, neanche per malattia (figuriamoci se per ferie…), soffre di crisi di astinenza quando è lontano dall’ufficio e mostra incapacità di staccare la spina dedicandosi a hobbies. Infine, è soggetto a incubi relativi a errori o insuccessi sul lavoro.

Diagnosi? Spesso le primissime arrivano dall’ambito familiare ove si prova ad affrontare questo tipo di problema. In rete, poi, è possibile effettuare anche un test, WART – Work Addiction Risk Test. Tra le soluzioni, comunque, quelli di ridimensionare i tempi e gli spazi da dedicare alla vita lavorativa, riscoprendo altre attività appunto, meno remunerative ma altrettanto se non maggiormente gratificanti. Insomma, sconfiggere questa dipendenza, attraverso un percorso terapeutico che permetta di riappropriarsi della propria vita, si può.

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