È stato lanciato appena tre mesi fa, ed è già successo (con qualche dubbio lecito). Parliamo di Ecosia, il primo motore di ricerca ecologico. Il suo grande fine? Proteggere il più possibile migliaia e migliaia di ettari di foresta amazzonica.
Ecosia punta sul verde in tutto e per tutto. Circa l’80% dei profitti, infatti, sono necessari a finanziare un progetto del WWF in Amazzonia e ogni ricerca effettuata con il motore di ricerca ambientalista salva in media due metri quadri di foresta pluviale.
A supportare il tutto, la pubblicità online. Ecosia usa infatti la stessa strategia ideata a suo tempo da Google. Quale? Il guadagno proviene dai click sui link sponsorizzati che appaiono accanto ai risultati di ricerca. Ciascun clic su uno di questi link permette di guadagnare alcuni centesimi. Lo ha spiegato Christian Kroll, uno dei fondatori: ‘Grazie ai link sponsorizzati, i motori di ricerca guadagnano miliardi ogni anno. Ecosia crede che esista un modo più ecologico per usare questi enormi profitti e ritiene che questi soldi potrebbero servire a combattere il riscaldamento climatico. Impostando Ecosia come motore di ricerca predefinito si possono colorare di verde le ricerche online, ridurre le impronte di carbonio e fare la vera differenza per il pianeta‘.
Secondo i calcoli di Kroll, se solo l’1% degli utenti di Internet usasse Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera.
I server di Ecosia, tra l’altro, sono alimentati a energia verde. Un motivo in più per fare del bene all’ambiente. Secondo il WWF, la situazione dell’Amazzonia e delle foreste pluviali è disastrosa. Negli ultimi 50 anni più della metà delle foreste pluviali del mondo sono state distrutte. E se non bastasse, la deforestazione è pure una delle principali cause del riscaldamento climatico e dell’inquinamento atmosferico.
Tutto perfetto dunque? Non proprio. Alcuni dubbi fanno capolino tra la soddisfazione di molti. Innanzitutto questo motore di ricerca si appoggia per le ricerche in rete ad altri motori di ricerca come Yahoo e Bing. Ciò significa che, ricevendo dati da questi ultimi, in realtà in parte si appoggia ai meccanismi energivori di ricerca in rete. Discorsi a vanvera dunque?
Altra perplessità: gli introiti arrivano solo se si va a cliccare sui link sponsorizzati, non quando l’utente effettua una ricerca. E allora come ha fatto Ecosia a mettere in salvo i 39,577,487 m² metri quadri – mica pochi – di foresta salvati fino a questo momento? Ai posteri l’ardua sentenza.








Già, la domanda, lecita me l’ero fatta anch’io…i numeri sembrano un pò grandi in solo pochi mesi di vita
Che sia tutta una mossa pubblicitaria? Non sarebbe la prima volta… peccato che qui ci sia di mezzo l’ambiente.