A fine luglio il messale approderà sull’iPad. Tutto vero. L’idea è di un prete italiano, tale Don Paolo Padrini, parroco di Stazzano, in provincia di Alessandria. Lui, conosciuto per essere un blogger d’annata, il curatore di Passi nel deserto dove si dialoga su Dio, religione ed etica, oltre ad aver creato PrayBook, plug-in sviluppato su Facebook per la preghiera e la sua condivisione.
Ebbene, proprio grazie a Don Padrini la rivoluzione è cominciata due anni fa quando, da un suo progetto, è nato l’iBreviary, un’applicazione che consente di scaricare su iPhone e iPod le preghiere quotidiane. Successo è stato in quell’occasione, tant’è che a oggi il breviario digitale è stato scaricato sull’iPhone da 250.000 utenti in tutto il mondo. E allora, perché non lanciarsi in una nuova avventura?
Adesso, grazie alla nuova versione dell’iBreviary, preti e fedeli avranno la possibilità di scaricare sull’iPad tutti i testi e i canti necessari a celebrare la messa. L’applicazione, gratuita sarà poi disponibile in cinque lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo e latino. Insomma, non mancherà davvero nulla.
Don Padrini, facile immaginare, è il ritratto della felicità. ‘Oltre a contenere i testi imprescindibili per parroci e fedeli, il nuovo iBreviary sarà molto curato nella forma. Ci è sembrata importante la gradevolezza estetica dell’applicazione, oltre alla sua utilità. Per non parlare della possibilità di fruizione per le persone non vedenti e della manualità di questo strumento per i preti in missione in giro per il mondo‘.
Il suo messaggio è più che chiaro: ‘Non bisogna avere paura di sperimentare, di aprirsi alle straordinarie possibilità offerte dalla tecnologia‘. L’intento, ovviamente, è quello di veicolare l’idea che la preghiera non sia poi una cosa vecchia. Ovviamente ‘si tratta di usare questi mezzi secondo coscienza‘.
Intanto il prete non si ferma. Alcune diocesi statunitensi gli hanno chiesto di sviluppare un iBreviary per il Blackberry. E lui, pare, abbia già detto di sì.








Cara Vale
a mio giudizio mi sembra che l’informatica stia dilagando troppo. Lasciamo la chiesa nella sua semplicità “cartacea”. Non sei d’accordo?
A dire il vero stento ad afferrare il senso per il quale la chiesa non dovrebbe seguire l’evolversi della scienza comunicativa
Ciao Alessio,
io sono sempre dell’opinione ‘vivi e lascia vivere’. Rispetto alle brutture – vere o presunte – spesso associate alla Chiesa, credo che un servizio del genere, in fondo, non possa nuocere a nessuno. Anzi, semmai potrà avvicinare chi è totalmente estraneo all’ambiente.